Andrzej Sapkowski - Il guardiano degli innocenti
(Titolo originale: Ostatnie życzenie / L'ultimo desiderio)

Recensione/commento


Diciamo la verità, quanto spesso accade che la trasposizione cinematografica o videoludica di un'opera non vada esattamente a buon fine?
Molto spesso, e devo ammettere che proprio per questo motivo all'inizio ero un pò titubante ad approcciarmi all'opera di Sapkowski, principalmente perché temevo che questa mi avrebbe rovinato non poco il gioco, precludendomi la voglia di iniziare il secondo capitolo della serie (The Witcher 2: Assassins of Kings, uscito nel 2011). E invece non mi sarei mai aspettato che accadesse il contrario.

"In seguito avrebbero detto che l’uomo era giunto da nord attraverso la porta dei Cordai. Era a piedi e conduceva il cavallo carico per le briglie. Era pomeriggio avanzato, le bancarelle dei cordai e dei sellai erano gia` chiuse, la strada deserta. Nonostante il caldo, l’uomo aveva un mantello nero gettato sulle spalle. Attirava l’attenzione."

Erroneamente tradotto in "Il guardiano degli innocenti", un titolo abbastanza bambinesco e fuorviante, quando in realtà la traduzione esatta dal polacco è L'ultimo desiderio (tant'è che questo è il nome dell'ultimo racconto), il libro è il primo della saga legata all'universo di cui fa anche parte il Witcher Geralt di Rivia, personaggio che ormai molti avranno imparato a conoscere grazie al primo videogioco uscito nel 2007 (mia recensione qui, per chi non l'avesse letta). A questo terrei a precisare la sfacciataggine dell'autore che lo ha ripudiato e rinnegato più volte, un atto di presunzione e arroganza se si considera che fino a qualche anno fa, se The Witcher non fosse mai stato pubblicato da Cd Project RED, sarebbe rimasto un autore totalmente anonimo nella maggior parte dell'Europa, conosciuto solamente in Polonia e nei territori dell'Est. Un vero peccato, ma d'altronde non si può pretendere tutto...se da un lato c'è la sua bravura come scrittore, dall'altra con queste uscite si è dimostrato una persona abbastanza sgradevole. E' grazie infatti all'enorme successo del videogioco (che ha finora venduto diversi milioni di copie in tutto il mondo) se anche la Casa indipendente "Editrice Nord" decise di tradurre e iniziare a pubblicare in Italia i suoi racconti e romanzi. Finora sono arrivate da noi le prime due antologie di racconti Il guardiano degli innocenti e La spada del destino (2010/2011) e i primi tre romanzi Il sangue degli elfiIl tempo della guerra e Il battesimo del fuoco. Le due antologie, pubblicate in Polonia rispettivamente nel 1993 e 1992, sono sostanzialmente una serie di racconti slegati tra di loro ma per quanto riguarda la prima, oggetto di questa recensione, sono uniti da un sottile legame tramite "La voce della ragione", una cornice narrativa che riprende ad ogni fine racconto. Alcuni avranno notato sicuramente le date invertite, ebbene in realtà, nonostante "La spada del destino" sia stato pubblicato prima, in ordine cronologico si colloca dopo Il guardiano degli innocenti, ed ecco spiegato l'arcano. Tutti i libri sono stati finora tradotti in italiano da Raffaella Belletti.
Questa prima antologia serve da incipit alla saga, introducendo alcuni personaggi, luoghi, situazioni ed eventi, e tutti i racconti tengono con il fiato sospeso: una volta che inizierete a leggerne uno vorrete sicuramente completarlo e difficilmente -per qualsiasi motivo- chiuderete il libro per riprendere in un altro momento. Il racconto L'ultimo desiderio, da cui come già detto dovrebbe trarre il titolo il libro, è sicuramente il più lungo, coinvolgente e meglio scritto dell'intera antologia; inoltre introduce un famoso ed importante personaggio della saga di Sapkowski che inspiegabilmente non è stato trasposto nel gioco, o almeno così è nei primi due capitoli e magari potrà fare la sua comparsa nel terzo (The Witcher 3: Wild Hunt) in uscita l'anno prossimo, e che promette faville.
Una delle cose che mi hanno più piacevolmente sorpreso è la singolare scelta da parte di Sapkowski di rivisitare alcune fiabe classiche (Biancaneve e i sette nani, per esempio) in chiave dark-fantasy e legata al mondo che l'autore stesso ha creato con tanta cura; ma non solo, per ritornare al discorso iniziale, mi ha stupito anche quanto -già da questa prima antologia- personaggi, luoghi ed eventi nel gioco siano stati ripresi dall'opera di Sapkowski con una fedeltà che mi ha stupito più volte mentre leggevo, e in primis sarebbero da citare Geralt e il suo miglior amico Ranuncolo. La personalità e il carattere serio e spesso un pò freddo del Witcher, la sua natura in quanto tale, il suo fare e tono a volte sarcastici e beffardi nonché il suo particolare "vizio" per le belle donne, sono stati trasposti nel gioco in maniera pressoché cristallina (certo, per forza di cose si nota già nel primo libro quanto qui sia un pò più sfaccettato, ma credetemi la differenza non è poi così tanta). Stesso dicasi per Ranuncolo -che nel gioco è chiamato "Dandelion"- che forse è in assoluto il personaggio trasposto più fedelmente dal libro. Per gli altri personaggi come Triss Merigold, Zoltan Chivay e via dicendo mi riservo di finire di leggere anche la seconda antologia, dato che nella prima, fatta eccezione in minima parte per Triss, non vengono neanche menzionati.
Quello che invece non mi ha convinto granché riguarda innanzi tutto alcune scelte di traduzione, ma prima di continuare occorre fare una premessa: l'autore non ha fatto particolari richieste prima della pubblicazione dei suoi libri, eccezion fatta per una sola cosa, ovvero che venissero tradotti direttamente dal polacco nella lingua di destinazione senza l'ausilio dell'inglese, in modo da rimanere il più fedeli possibile all'originale. E' vero quindi che molti termini sono tradotti letteralmente, ma a mio modo di vedere non si può generalizzare e tradurre tutto alla lettera, bisogna analizzare il contesto e in base a ciò decidere, perché spesso non si può sapere quanto renda in un'altra lingua quella determinata parola (o frase). Per fare un esempio, la traduzione di Wiedzmin in "Strigo" (che può piacere o meno e che spesso può venir confusa con "Strige", che è tutt'altra cosa) a me personalmente non ha fatto impazzire, anzi, credo si sia dimostrata più giusta in questo senso la decisione presa per la saga di videogames di tradurre questo termine in inglese (quindi "Witcher") e lasciarlo così.
Altra nota negativa riguarda le sezioni in cui il buon Geralt si troverà a fronteggiare mostri o "cattivi" di turno. Se da una parte infatti i dettagli riguardo luoghi, piccole locazioni o semplicemente posizioni geografiche sono scritti tutti abbastanza bene, specie quelle dei personaggi, primari e secondari, non altrettanto si può dire dei combattimenti: ho trovato le descrizioni di questi un pò troppo confusionarie e spesso ho fatto fatica a comprendere i movimenti di Geralt e cosa effettivamente stesse accadendo. All'inizio pensavo di essere io nel torto e che magari non ero abbastanza lucido mentre leggevo e avevo la testa altrove, ma quando ho letto i pareri di altre persone sul web che la pensavano allo stesso modo mi sono dovuto ricredere. Con questo non voglio dire che i combattimenti siano scritti con i piedi (lungi da me dire una cosa del genere) quanto più che non sono totalmente comprensibili e a volte -per non dire spesso- bisogna fare un piccolo sforzo di immaginazione.
In compenso però, sottolineerei la qualità dei dialoghi tra i vari personaggi. E' impossibile non avvertire un brivido lungo la schiena quando Geralt proferisce parola, e in alcune particolari situazioni il senso di soddisfazione è indescrivibile rendendo perfettamente l'idea di quanta esperienza abbia il Witcher nell'approcciarsi alle varie situazioni che spesso propone la sorte, ma soprattutto di quanto egli sappia il fatto suo...ma riguardo questo non avevo minimamente dubbi, conoscendo già in parte il personaggio in questione.

Riassumendo quindi davvero un buon libro, non un capolavoro di certo, ma essendo uno dei primi ad essere stati scritti dall'autore è normale che ci sia ancora qualche incertezza, lacuna o imperfezione. Sicuramente però spicca per il personaggio di Geralt di Rivia e per gli altri personaggi primari e secondari, per le varie descrizioni di luoghi e locazioni, per la geniale idea di rivisitare le "vecchie" fiabe classiche in chiave diversa -basata sul Witcher e sul mondo creato dall'autore- e per le tematiche adulte e mature. Da non dimenticare poi anche tutto l'ecosistema messo in piedi da Sapkowski che risulta molto credibile e realistico (per quanto possibile) con il sottile e fragile equilibrio tra le varie razze che qui nella prima antologia è solo appena percepibile, e che molto probabilmente esploderà con i veri e propri romanzi.

8/10
COINVOLGIMENTO:  3/5
VALORE PERSONALE:  basso

Commenti

  1. Anche con l'ultimo hanno sbagliato titolo. Invece de "il Tempo della guerra" doveva chiamarsi "il Tempo del disprezzo", termine che tra l'altro viene utilizzato parecchie volte nel libro... ma vabbè... ringraziamo l'editrice Nord che almeno li ha tradotti in italiano.
    Ad ogni modo, tornando al Guardiano degli innocenti, l'unico difetto che gli ho riscontrato, cosa successa anche col resto dei libri, è che poco descrittivo paragonato ad un libro qualunque di Martin o di Tolkien.
    Per il resto mi è piaciuto un sacco, come d'altronde gli altri 3.
    E mi è piaciuta anche la svolta pesante intrapresa col "Sangue degli elfi".
    Non vedo l'ora che esca il quinto. :)

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    1. Eh lo so, ma bisogna anche tenere presente che è una antologia di racconti...e anzi, proprio per questo motivo a me le descrizioni sono sembrate dosate al punto giusto, in particolare ho apprezzato quelle dei personaggi (vedi la descrizione di Yennefer per esempio) che secondo me sono ben fatte.
      Poi, chiaro, non saranno ai livelli di un qualsiasi libro di Tolkien ma a mio parere rimangono comunque sopra la media :)

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  2. Non è che l'editore ha "sbagliato" titolo, ne ha semplicemente inventato uno diverso, per ragioni di vario genere, sostanzialmente commerciali (richiami ad altri autori più noti, a film di successo o perché ritenuti più suggestivi / evocativi). Si tratta di una normalissima, per quanto non sempre condivisibile, strategia editoriale. Ma non è certo uno sbaglio, mica gli editori sono così scemi da "sbagliare" un titolo...

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    1. Ciao.
      Sapkowski aveva esplicitamente chiesto di tradurre dal polacco alla lingua di destinazione senza intermediazioni e "Ostatnie życzenie" -a quanto pare- significa inequivocabilmente "Ultimo desiderio". Ergo, che sia volontario o meno, il titolo è comunque sbagliato. ;-)
      Per giunta "Il guardiano degli innocenti" è un titolo che, oltre a non potersi definire bello nel senso pieno del termine, stona con la filosofia dei Witcher e con il "mondo" che Sapkowski stesso ha creato, e oltretutto con la raccolta di racconti in sè non c'entra proprio niente.

      Comunque per precisare, io per "erroneamente tradotto" (leggasi: non ho mai scritto "sbagliato") alludevo più alla tradizione italiana di divagare nelle traduzioni, e un esempio lampante di ciò sono i titoli dei film o delle puntate di serial televisivi stranieri. ;-)

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