Echoes


Overhead the albatross hangs motionless upon the air
And deep beneath the rolling waves
In labyrinths of coral caves
The echo of a distant time
Comes willowing across the sand
And everything is green and submarine 

And no-one showed us to the land
And no-one knows the where or whys
But something stirs and something tries
And starts to climb towards the light

Strangers passing in the street
By chance two separate glances meet
And I am you and what I see is me
And do I take you by the hand
And lead you through the land
And help me understand the best I can

And no-one calls us to move on
And no-one forces down our eyes
And no-one speaks and no-one tries
And no-one flies around the sun



Cloudless everyday you fall upon my waking eyes
Inviting and inciting me to rise
And through the window in the wall
Come streaming in on sunlight wings
A million bright ambassadors of morning

And no-one sings me lullabies
And no-one makes me close my eyes
And so I throw the windows wide
And call to you across the sky



(Pink Floyd - "Echoes")






Ci sono volte, come queste, in cui mi chiedo:


"possibile che la vita sia così ingiusta?"


Si, perché oltre a provare tristezza mista a malinconia e a rivivere i ricordi, ciò che provo in assoluto in questi giorni è un sentimento di disgusto: sono proprio -letteralmente- schifato da come le cose possano andare male in così poco tempo e di come la vita, incredibilmente infima e senza pietà alcuna, non abbia il benché minimo senso di esitazione quando si tratta di strapparti via coloro a cui vuoi più bene, ma anzi, cercando sempre di affondare il coltello nella piaga per farti soffrire il più possibile.
Dopotutto, viene da chiedersi: se esiste davvero una entità superiore talmente perfetta, premurosa, misericordiosa e via dicendo, con quale crudeltà è in grado di permettere una cosa simile, forzare una persona a lasciare così presto la famiglia e i parenti che gli vogliono e gli hanno sempre voluto bene? Si, perché purtroppo so cosa vuol dire perdere qualcuno, ma non voglio immaginare cosa significhi perdere un figlio, un marito, un padre.
Era troppo chiedere la morte per vecchiaia? Era troppo chiedere un qualche barlume di speranza, un qualche appiglio di come non ne vedo ormai da tanto, troppo, tempo?
Semplicemente, spiazzato da quanto rapidamente la situazione possa peggiorare, sensazione già sperimentata l'anno precedente che speravo di non dover più ripetere per almeno altri 4-5 anni a venire e, possibilmente, anche più.

Sono disgustato dal rapido progredire del tumore, poiché solo poco tempo prima ridevi e scherzavi ed eri in perfetta forma, fisica e mentale. Ma soprattutto sono disgustato ancor di più dal fatto che fosse -ancora una volta- una forma rara e aggressiva.
Sarà anche sbagliato da dire ma adesso basta, mi devo sfogare: ci sono persone che non sono assolutamente degne di essere chiamate tali...assassini, stupratori, pedofili, che continuano a vivere o che sono rimasti in vita magari fino a 85-90 anni. Ora ditemi, chi è in grado di chiamare questa giustizia? Chi è in grado di rimanere impassibile di fronte a tutto questo?
Perché poi, specialmente pensando al reparto Oncologia di Pescara, e a certi "medici" non degni di essere chiamati tali, questi discorsi devi farli per forza. Purtroppo ho una qualche esperienza in merito e, dopo aver alloggiato in una clinica a Bologna e successivamente all'ospedale di San Benedetto nel reparto Chirurgia (quest'ultimo con un personale davvero impeccabile, a partire dall'addetto alle pulizie, passando per gli infermieri, e per finire con i dottori e i medici) mi sono bastati un paio di giorni nel suddetto reparto dell'ospedale pescarese (nel quale non avevo mai messo piede) per capire che razza di posto è.


Avevi ancora così tanto da dare e non meritavi tutto quel che ti è successo.
Come dimenticare tutte le conversazioni, i consigli in ambito musicale, e le volte in cui ascoltavamo i Pink Floyd, gli Emerson Lake & Palmer, o un artista/gruppo che volevi farmi conoscere; come dimenticare la tua passione per film come Full Metal Jacket e Apocalypse Now, o ancora quei semplici piccoli momenti, ma assai importanti, in cui si rideva insieme. Mi ricordo, come se fosse ieri, dello scherzo che mi facevi sempre quando ero piccolo, prendendomi con un braccio e martellandomi, delicatamente, la testa con la mano: "Dang! Dang! Dang!". O ancora, tutte le sigle e i nomignoli che inventavi...e tanti altri ricordi che ogni tanto riaffiorano nella mia mente, e che è impossibile riassumere qui in poche righe.
Non ho mai esitato quando si trattava di farti un favore e l'ho sempre fatto con piacere e impegnandomi perché te lo sei sempre meritato, perché sei sempre stato uno zio (e ancor prima con tutti, una persona) esemplare, perché il vederti così soddisfatto e riconoscente mi ha sempre reso felice.
Sono contento di essermi dato ogni volta da fare per aiutarti e ciò è per me una minima, seppur misera, consolazione.

Ovunque ti troverai ora io spero che sia un posto non dieci, ma cento volte migliore di quello in cui siamo abituati a vivere, quel pianeta chiamato Terra che l'uomo stesso ha rovinato con le sue mani, anno dopo anno, secolo dopo secolo, ormai irriconoscibile dalle origini.
Perché, proprio qui in questo mondo corrotto, fatto delle chiacchiere dei politici che "ingrassano" a spese degli altri, fatto di manie di potere e di grandezza, fatto di arroganza, di presunzione, di ipocrisia...sono le persone come te che hanno sempre fatto la differenza.

Ricordati di tutti i bei momenti che hai passato in famiglia e con noi, e possano le note e le parole di questa stupenda canzone, che tante volte mi hai fatto ascoltare, accompagnarti sempre.
Chissà, magari adesso starai anche facendo una chiacchierata con Richard Wright, o stringendo la mano a Jon Lord.

Non sono in tanti a poter vantarsi di aver avuto uno Zio come te, e sono davvero fiero di poterlo dire. Grazie di tutto, un saluto e un abbraccio. Hai significato molto per me e sai anche tu che mi mancherai, ogni giorno.



PS: salutami tanto Greta, se la vedi.

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