Il Gigante di Ferro (The Iron Giant)

Commento



Genere: Film d'animazione / Fantascienza / Drammatico
Anno: 1999
Casa di produzione: Warner Bros Pictures
Regia: Brad Bird (farò finta di non sentire le domande che piovono sui miei timpani come eco fin troppo distinti: "Ma chi è?")
Soggetto: Ted Hughes (dal libro "The Iron Man" / "L'Uomo di Ferro")
Sceneggiatura: Brad Bird
Montaggio: Darren T. Holmes
Fotografia: Steven Wilzbach
Scenografia: Mark Whiting
Effetti speciali: Carl Canga, Ray Aragon
Colonna sonora: Michael Kamen






Oggi vorrei sottoporre alla vostra attenzione un classico che, a ogni visione, non smette mai di sorprendermi. Il titolo? "The Iron Giant", o "Il Gigante di Ferro" in italiano.
Quello che spero tanto, prima di buttare giù queste righe, è che qualcuno di voi l'abbia guardato quantomeno una volta; in caso contrario, beh, che cavolo state facendo ancora qui?! Correte subito a prendere una copia della pellicola, e non mi interessa se dovrete arrivare a rubarla a una spia di qualche dubbia nazionalità buttandovi da un elicottero in fiamme, questo film DEVE essere visto!



- ATTENZIONE ! -

Ho programmato questa pagina in modo tale che, tramite webcam e sofisticate tecnologie all'avanguardia rilevi il vostro stato d'animo mentre leggete queste righe, mostrando (a me, ovvio) la verità, se avete guardato il film o meno: in caso negativo una manciata di linee di codice malevolo sapientemente nascoste nell'html provocheranno un DOS sulla vostra macchina, il tempo necessario ad un'altra manciata di linee di codice di provocare un aumento del voltaggio mandando all'altro mondo la vostra scheda madre.

- ATTENZIONE ! -



In effetti, pensandoci bene, se davvero qualcuno di voi non ha mai visto il film, dubito riuscirà a leggere queste righe poco sopra. Forse avrei dovuto mettere questo avviso all'inizio, vero?


...nahh!



IL FILM

The Iron Giant si ispira (liberamente) al libro "The Iron Man" di Ted Hughes, e non è solo un film ma la testimonianza di qualcosa di più, un qualcosa che iniziamo a percepire nei primissimi istanti, e che poi si protrae per tutta la durata della pellicola fino al fatidico, e stupendo, finale. Un qualcosa che rapisce la nostra anima...un qualcosa quantificabile in: sensazione, emozione, sentimento.
L'improbabile amicizia che scaturisce tra un bambino e un gigante, un enorme robot, piovuto da chissà dove nel cielo, in un clima teso e complicato quale è la Guerra Fredda. Un bambino -quale esempio migliore per esprimere la complessità dell'animo umano nella sua forma più pura-  di nome Hogarth (da notare che il cognome è Hughes, non a caso) che riesce a convertire quello che è un mero calcolatore, un assassino, una macchina da guerra creata appositamente per annichilire ogni cosa sul suo cammino, eccetto il proprio creatore, perché è così che è stato programmato. Un gesto che -specialmente se consideriamo, ancora una volta, l'ambientazione del film- in un solo minuscolo attimo sembra dimenticare e al tempo stesso annientare secoli di storia, un'accozzaglia di guerre, avidità, fama di potere. Un gesto che ci fa capire, nonostante le alte vette di crudeltà raggiunte e ancora raggiungibili dall'uomo, che nessuna guerra, e tantomeno la morte, è in grado di distruggere quel "buono" che, per quanto rispettivamente piccolo o grande possa essere, coesiste in ognuno di noi. In questo senso la figura della "macchina che non può provare emozioni" non è fine a se stessa ma assume un significato allegorico abbracciando, più che una sola entità, qualunque essere umano nato e/o divenuto malvagio.


"You are who you choose to be."
(Versione italiana: "Tu sei chi scegli e cerchi di essere.")

L'intero film dimostra come la linea di separazione tra lo stato di "buono" e "cattivo" è talmente sottile quasi da non esistere affatto, e che entrambi sono mero frutto di una scelta più o meno consapevole. Si ha sempre una scelta, è sempre possibile redimersi e imboccare la giusta via, è possibile risvegliare quella "parte buona" e cambiare noi stessi anche in quei casi in cui le circostanze si rivelano essere completamente avverse, e per fare ciò basta solo volerlo. Questo è senza dubbio il cardine dell'intero film, il significato a cui vuole alludere, attorno al quale ruota tutta la trama ben espresso nella frase citata, la quale non ha bisogno di essere spiegata ulteriormente.
Il riferimento (nonché citazione) a Superman nel film in questo senso è ovvio, non per dire che è banale, anzi, ma piuttosto che il significato stesso dell'abbinamento è piuttosto azzeccato. Superman a mio modo di vedere non è il piatto supereroe che molti ritengono essere: la costante ricerca di se stessi, di un "Io" a cui si pensa e ci si convince di appartenere, di un fine al quale si è -per così dire- "destinati"; tutto questo non resta solo nell'immaginario e nei fumetti ma rompe il "Velo di Maya" e penetra nella realtà di molte persone; ma allo stesso tempo è anche un qualcosa che per diverse, troppe, altre (di ogni tempo) omologate, conformiste e abituate a seguire il gregge senza farsi domande, non esiste nemmeno.
Per il resto, ad accompagnare la già ottima sceneggiatura di Brad Bird è un montaggio superbo (non a caso Darren T. Holmes è stato impegnato anche in quello di Ratatouille e Dragon Trainer) e degli effetti speciali che per un film d'animazione del 1999 dimostrano di non essere indietro con i tempi, anzi. Anche la colonna sonora, pur non spiccando per doti particolari, risulta essere più che azzeccata nell'insieme; d'altra parte, per chi non lo conoscesse, Michael Kamen (pace all'anima sua) è stato fino a non molto tempo fa compositore di una infinità di pellicole, tra cui le saghe di Arma Letale e Die Hard, l'adattamento di Robin Hood con Kevin Costner, Highlander, Punto di non ritorno, il primo film sugli X-Men...insomma, chi più ne ha più ne metta.


Se qualcuno mi chiedesse "Hai mai pianto sul serio di fronte a un film?", la risposta sarebbe senza dubbio: si, una sola volta. Non dimenticherò mai quella scena, ormai impressa nella mente di chi a quel tempo era ancora un bambino impotente di fronte a tanta tristezza. La sequenza finale, una delle più belle e meglio dirette che abbia mai visto, di uno dei più bei film d'animazione che abbia mai visto, e che la storia cinematografica ricordi. Si ho pianto e tanto anche, e non me ne vergogno, e questo nonostante il fatto che sia, tutto sommato, un lieto fine.
Non posso fare altro che ringraziare Brad Bird per questo piccolo capolavoro e rimanere con la speranza che le lacrime versate costituiscano qualcosa di più e non semplici "lacrime nella pioggia", che un giorno gli esseri umani si sveglieranno e capiranno che la loro esistenza su questo misero angolino di spazio nell'Universo non è dettata da qualcun altro ma da loro stessi e da un qualcosa che, seppur trovando riscontro ed espressione in una parola sola, ha molte più sfaccettature.
Chi vuole intendere, intenda.
9/10
COINVOLGIMENTO:  4/5
VALORE PERSONALE:  alto

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