The Longest Journey - Recensione [revised]




Questa volta tocca a The Longest Journey, avventura grafica di FunCom del 1999 ideata dal visionario Ragnar Tornquist, ricordata soprattutto per trama e sceneggiatura, per i personaggi e per la loro caratterizzazione. Fu subito un successo di critiche nonostante in quel periodo già covasse nell'ombra il declino delle avventure grafiche, declino dal quale poi solo pochi esemplari riuscirono a scamparla.
TLJ ebbe un sequel nel 2006 dopo ben sette anni, intitolato Dreamfall: The Longest Journey, che con l'utilizzo di un motore grafico in 3D e l'introduzione di meccaniche action, snaturò in parte il pathos e l'atmosfera del gioco originale. Tuttora in molti sono d'accordo nel ritenere Dreamfall diversi gradini sotto il predecessore, il quale viene invece considerato (anche e specialmente dal sottoscritto) uno dei maggiori capolavori del genere.



Trama e tematiche

"The Balance provides, the Balance protects.
Trust the Balance, and trust yourself."

Immaginate che non esista solo un mondo, bensì due. Un mondo in cui la tecnologia ha preso il sopravvento, in cui la logica gestisce ogni singolo aspetto della vita, e in cui non c'è spazio per pensieri irrazionali se non nelle favole e nei racconti per bambini, o nelle superstizioni; e un altro, in cui la tecnologia non esiste e il caos regna sovrano, in cui l'unica realtà (e verità) possibile è la magia, spesso usata per scopi benefici, ancora più spesso per scopi malvagi. Questi due mondi sono collegati tra loro solamente attraverso i sogni, e solo alcuni sono in grado di passare da un mondo all'altro quando lo desiderano.
E se vi dicessi anche che questi due mondi, chiamati rispettivamente Stark e Arcadia, erano un tempo tutt'uno e che per colpa della sete di potere dell'uomo, che era riuscito a diventare un semi-dio dopo aver ottenuto il controllo di entrambe magia e tecnologia, si venne costretti a separarle in modo da ripristinare l'Equilibrio?


Venice, Newport - Anno 2209
Voi siete April Ryan, una ragazza di 18 anni scappata da un padre violento e da una madre che, pur volendole bene, non capiva la opprimente situazione familiare con cui la figlia era costretta a convivere. Così, armatasi solamente di un sogno, pianifica la sua fuga e si trasferisce a Venice, immaginario distretto di Newport, meta di visitatori, nonché patria e dimora degli artisti.
Qual è il sogno di April? Semplice, iscriversi alla Venice Academy of Visual Arts (semplicemente abbreviata in V.A.V.A.) e vincere alla mostra degli studenti durante la quale ognuno di essi espone la sua migliore creazione, a partire dai dipinti per finire con le sculture e le "olosculture". Ma la verità è che, anche se non lo ammette direttamente, si sente terribilmente stanca e oppressa dal suo mondo, e vorrebbe ricevere risposte a tante di quelle domande da far impallidire se stessa. Ma una in particolare durante tutto il suo lungo viaggio gli rimbalzerà in testa di continuo, e la cosa più divertente è che non ne sarà consapevole fino a quando non riceverà la risposta. Qual è questa domanda lo scoprirete da soli, quando arriverà il momento della "rivelazione finale".

Curiosi? Andate su steam, su gog o dove vi pare e acquistate il gioco, non ve ne pentirete!
(Attenzione: pubblicità occulta inside)


La vita, il viaggio, l'avventura.

Inutile dire che la trama è allettante, e le ottime narrazione e sceneggiatura offrono diversi spunti interessanti, nonostante giocando abbia criticato alcuni aspetti o situazioni per me non proprio convincenti (per fare un esempio citerei l'Omnilingua, aspetto poco chiaro e poco approfondito, e secondo me anche poco credibile).
Non solo, ciò che in parte mi ha stupito è che nonostante inizialmente possa sembrare un gioco per tutti, dopo poco tempo si rivela l'esatto opposto; spesso, già dall'inizio del gioco, nei dialoghi vengono affrontati argomenti non proprio banali, questo a dimostrazione che la storia non è solo un semplice racconto fantasy/di fantascienza ma è presente anche e soprattutto una parte che trae spunto dal mondo reale. Ed è proprio questo che mi ha sempre affascinato di TLJ e che davvero distingue questa avventura grafica da molte altre: le tematiche, e non parlo solo del cosa ma anche e soprattutto del come. The Longest Journey non è solo un gioco ma una storia appassionante con colpi di scena che parte raccontando un qualcosa che, pur non facendo parte della realtà di molte persone, non si limita comunque all'immaginario: la vita di chi anziché sottostare alla volontà dei genitori sceglie di seguire il proprio sogno, in questo caso quello di diventare un artista. La vita accademica, le relazioni con i propri amici e la quotidianità di un distretto come Venice; tutte queste cose possono tranquillamente essere trasposte nella realtà e trovarne riscontro, perché tutto quello che accade in quella che è una grossa prima parte del gioco, scenari ed elementi futuristici e futuribili a parte, risulta del tutto credibile. Ciò che affascina è il lento e graduale mutamento delle situazioni e delle circostanze, di come la vita accademica apparentemente normale di una ragazza, che si ritrova a doversi arrangiare con una stanzetta di fortuna (priva di qualsiasi optional di sorta) di un appartamento fatiscente e squallido armata solamente della propria volontà e determinazione, possa radicalmente cambiare da un momento all'altro.

- Apro una piccola parentesi.
C'è da dire che la trama e queste tematiche vengono ulteriormente approfondite nel diario di April, consultabile in qualsiasi momento, che di fatto diventa uno strumento a disposizione sia della trama stessa che del gameplay; ma soprattutto è un ulteriore modo per aumentare il coinvolgimento, poiché attraverso di esso saremo sempre a conoscenza di quali sono i pensieri di April, man mano che si susseguiranno gli eventi della trama. Non solo, il diario verrà aggiornato anche successivamente ad azioni particolari nel gioco, rendendoci quindi partecipi anche di ciò che April  pensa riguardo quelle stesse azioni. -

Man mano che andremo avanti, più ripenseremo a tutto ciò che sarà successo fino a quel momento e più ci sembrerà incredibile quanto le cose siano cambiate in cosi relativamente poco tempo.
Ciò che spinge April a cambiare, a "seguire il proprio destino", è lo stesso motivo che la spinge a dare ascolto a Cortez, nonostante lei al tempo stesso gli manifesti chiaramente il suo disappunto: sto parlando della ricerca di un qualcosa, di un significato, di uno scopo, la volontà di abbandonare tutto e tutti e partire all'avventura, incuranti e al tempo stesso timorosi delle conseguenze. In questo senso il viaggio di April è come un pozzo profondo nel quale, per via del buio e della profondità stessa, comprenderne la fine è assai difficile e, più ci si cala all'interno di esso, più sarà impossibile uscirne. Chi sceglie di intraprendere un viaggio del genere sa già che, se mai farà ritorno, d'ora in poi guarderà tutto ciò che lo circonda con occhi differenti, con occhi di chi ha provato qualcosa sulla propria pelle, i cui eventi lo hanno cambiato talmente nel profondo da venirne sconvolto in maniera irreversibile.



Personaggi, caratterizzazione, doppiaggio anglofono

Il vero fiore all'occhiello: i personaggi. D'altronde, come in ogni avventura grafica che si rispetti. A partire da April ogni singolo individuo nel gioco è caratterizzato egregiamente, e ci se ne accorge fin da subito, fin dai primissimi istanti di gioco in cui verremo introdotti nella realtà della protagonista.
Ma ciò che secondo me prima di tutto contribuisce in questo aspetto è il doppiaggio (inglese, of course). Non mi vergogno di certo nel dire che è uno dei migliori che la storia videoludica ricordi, e a conti fatti non c'è doppiatore fuori tono o inadatto al tipo di personaggio, fatta forse piccola (piccolissima) eccezione di uno soltanto, ma solamente per via del fatto che la sua voce viene ripetuta in più personaggi senza grosse variazioni. Ecco, quest'ultima forse è l'unica vera critica che potrei mai fare al doppiaggio, ma rispetto al resto che è da lode assoluta rimane comunque una minuscola goccia nell'oceano.


"There are only two things worse then an empty canvas: death and taxes."
"Life should carry a big yellow caution sticker: it's certain to kill you, sooner or later."
(April Ryan)


La punta di diamante è sicuramente la voce di April (Sarah Hamilton) che è davvero qualcosa di fenomenale, tant'è che me ne sono innamorato fin dalla prima battuta. Quando parla riesce, non so come, ad essere incredibilmente naturale per il personaggio e a dare enfasi ad ogni minima frase di quest'ultimo come davvero poche volte ho visto fare nei doppiaggi anglofoni. Inoltre, a seconda delle situazioni, riesce a rendere il personaggio di April seria, ironica o simpatica con una semplicità disarmante. e non ha mai, e ripeto mai, la stessa cadenza in più frasi, ma ognuna viene pronunciata seguendo esattamente il pensiero di April donandole una relativa enfasi, adeguata ad esso.
Come riesce a fare tutto questo? Beh, una cosa è certa, sono contento che sia ritornata anche nel seguito Dreamfall, perché ormai il doppiaggio inglese mi ha talmente assuefatto che non credo riuscirei a giocare ad un capitolo della serie senza di esso. The Longest Journey, che si parli del primo capitolo o del secondo, va giocato rigorosamente in inglese, senza "se" e senza "ma".



"He is just following orders, Miss Ryan. He is just a servant. My servant."
(Gordon Halloway)

Subito dopo April è sicuramente da lode il doppiatore di Gordon Halloway, uno dei due antagonisti principali del gioco. Già dalla prima volta che il personaggio appare il suo doppiaggio riesce a renderlo un personaggio incredibilmente ambiguo, donandogli allo stesso tempo due auree: una appunto di mistero, ed un'altra che ci comunica senza particolari indugi "Non osare guardarmi negli occhi o avvicinarti a me". Gordon Halloway è un individuo (il perché di ciò non posso spiegarlo senza fare spoiler) di pura logica, e anche e soprattutto per questo è assolutamente pragmatico. Se anche solo ripenso al modo in cui parla mi vengono i brividi, un tono estremamente calmo ma con una cadenza sospirata e straziante. Credo sia uno dei cattivi meglio rappresentati nella storia videoludica (di Avventure Grafiche e non), oltre che per il doppiaggio, per via del suo background ma soprattutto proprio per la psicopatia che dimostra di avere.
Tutto questo, e considerate che Gordon Halloway compare si e no due-tre volte nel gioco. Vi ho detto tutto.


"You see, señorita, mystery is important. To know everything, to know the whole truth, is dull. There is no magic in that. Magic is not knowing, magic is wondering about what and how and where."
(Cortez)

Non da meno (anzi) è Cortez, un personaggio la cui caratterizzazione è oramai entrata nella storia. Come dimenticare la sua voce con il suo singolare accento latino-americano (di cui già solo il nome ci lascia intuire) e il suo misterioso atteggiamento? Appassionato di arte, dal fare a volte un po' distaccato da se stesso, dagli altri e dal suo mondo ma, allo stesso tempo, interessato alla vicende che accadono all'interno di esso.
Purtroppo per questioni di spoiler altro riguardo il personaggio non posso dire. Anzi, ho già detto troppo.


"Oh, I was having this weird dream about a big ass turkey wearing a pair of red shoes...and you were there, and he was there, and...and...maybe it wasn't a dream after all?"
(Crow)

Terzo in ordine di importanza, dopo i doppiatori di April e Gordon Halloway, è quello di Crow, il goffo uccello parlante che ci accompagnerà da metà avventura in poi, logorroico ed esilarante oltre ogni limite.

Insomma, potrei continuare all'infinito, perché di fatto dovrei elencare tutti i personaggi e tutti i relativi doppiatori, e sono davvero tanti: potrei parlarvi ad esempio di Flipper, di Abnaxus, o di Jacob McAllen della Chiesa di Voltec, o ancora del mitico Vestrum Tobias...ma per motivi logistici non posso farlo e comunque non vorrei rovinarvi l'effetto sorpresa, cosa che in parte ho già fatto.



Meccaniche di gioco
  Difficoltà
    Longevità


Il sistema di The Longest Journey è quello classico delle avventure grafiche punta e clicca, ovvero principalmente inventory-based. In poche parole niente di particolarmente nuovo o innovativo ma il sistema funziona eccome (come d'altronde ha sempre funzionato) e non stanca mai nonostante gli enigmi, pur seguendo una loro logica ed essendo quasi sempre abbastanza originali, non costituiscano proprio il massimo in termini di difficoltà. Infatti dal primo istante di gioco fino alla conclusione dello stesso tutto ciò che ci sarà richiesto di fare sarà quello di usare determinati oggetti con altri presenti nello scenario, oppure a volte combinare tra di loro quelli presenti nell'inventario, o ancora interagire con alcuni macchinari. Questo perché The Longest Journey è una avventura che si basa molto anche e specialmente sul dialogo con i personaggi: basti pensare al numero di scelte possibili, in grado di farci ottenere oggetti o sbloccare obiettivi e quest, o addirittura completarne di precedenti.
Facendo un piccolo riepilogo quindi, gli enigmi si risolvono con un piccolo utilizzo della materia grigia senza particolare sforzo, a tal punto che, in quelle due-tre situazioni in cui mi ero davvero bloccato, avevo in realtà la soluzione davanti agli occhi ed era sempre costituita da un oggetto o da un macchinario da utilizzare che inizialmente non avevo notato. L'unica vera difficoltà, se di "difficoltà" si può parlare, risiede nel fare attenzione a tutti gli elementi dello scenario (si potrebbe definire una sorta di pixel hunting, ma meno complicato di quanto si pensi) cercando di non tralasciare nulla perché, come ho appena detto, la soluzione non è mai astrusa e non richiede un chissà quale sforzo sovrumano, ma è sempre sotto ai nostri occhi.

D'altra parte se la difficoltà è solo poco più che sufficiente altrettanto non si può dire della durata, la quale è ben sopra la media delle avventure grafiche punta e clicca, arrivando ad un totale di circa 30-35 ore. Beh che vi aspettavate, dopotutto se fosse stato diversamente non si sarebbe chiamato "The Longest Journey", non trovate?



Grafica e animazioni
  Ambientazioni


"Grafica e animazioni"? Dai su, facciamo le persone serie. Non penso di dover dare spiegazioni sul perché non mi metterò ad approfondire molto questa sezione. Dopotutto, che razza di senso avrebbe? Proprio nessuno, rischierei solo di fare la parte dell'arrogante che si mette a criticare una grafica vecchia di più di dieci anni; e per giunta io, casi eccezionali a parte, non do mai giudizi e tanto meno voti alla grafica di avventure punta e clicca che siano anche abbastanza vecchiotte. Quindi, tutto quello che posso dire è che la grafica è in cosiddetto 2.5D (peraltro, tecnica che in assoluto preferisco nella AG) ovvero 2D per i fondali e 3D per i personaggi, ed era stata ottimizzata per monitor CRT, dato che con gli LCD entra in gioco parecchio aliasing e, nonostante con il passare delle ore ci si abitui, ciò rende molto meno definiti i modelli dei personaggi.
Le animazioni in-game invece sono quelle che sono, in parte forse troppo meccaniche perfino per quel periodo, ma nonostante questo le cutscenes sono realizzate piuttosto bene e sono di grande impatto, fatta eccezione forse solo per le animazioni facciali.

Piuttosto, vorrei soffermarmi su un aspetto che riveste di gran lunga più importanza nel gioco: le ambientazioni. Tutti i fondali sono realizzati a mano, e in assoluto la caratteristica principale che riesce a distinguerli da quelli di un'altra, qualsiasi, avventura grafica, è proprio la loro capacità di far percepire lo stacco netto tra i due mondi. In parte distopico (basti pensare alle rigide normative di sicurezza e di privacy, e all'infido modo con cui vengono reclutati e trattati i coloni) il mondo di April è il frutto della tecnologia avanzata del periodo e, come noteremo in alcuni scenari, dalle descrizioni di April e di altri personaggi e nelle varie situazioni di gioco, da essa ne è interamente plasmato. Ciononostante esiste ancora la metropolitana, ma questo è un altro discorso dato che il quartiere di Venice rappresenta quasi l'eccezione alla regola, e una volta entrati in confidenza con il gioco (molto poco) capirete il perché di ciò. Ritornando a quello che dicevo all'inizio quindi, ciò che è più interessante delle ambientazioni è proprio il rapporto e relativo contrasto/opposizione tra la distopia del mondo di April e l'apparente utopia rappresentata invece da Arcadia, a tal punto che ogni volta che ci vedremo costretti (non ho usato questo termine a caso, credetemi) a varcare la soglia che separa i due mondi, questa differenza ci sarà immediatamente percepibile.



Colonna Sonora

Cosa sarebbe una avventura grafica senza una decente colonna sonora? In questo caso The Longest Journey fa molto di più:fin dai primi momenti si capisce come la soundtrack, firmata da un compositore polacco di nome Born Arve Lagim, sia estreamente particolare, e per arrivare a questa conclusione basta anche solo ascoltare tracce come Main titles, Prologue o la evocativa Alais, rendendosi conto di quanto sia stata pensata e poi creata appositamente per l'atmosfera di gioco e letteralmente "modellata" attorno ad essa, con chiari richiami al cyberpunk, al fantasy e soprattutto dark-fantasy. Notevole e di grande impatto è sicuramente la traccia dedicata a Gordon Halloway, ed è impossibile non rimanere colpiti dalla sua entrata in scena, il cui effetto è tale proprio per via della colonna sonora stessa.
Posto il link da cui potrete scaricare l'intera soundtrack, ormai distribuita gratuitamente. Merita quantomeno un ascolto.
TLJ Soundtrack



Riassunto: Likes & Dislikes

LIKES
- Tematiche affrontate
- Trama e ambientazione
- La protagonista April Ryan (se fosse reale, la sposerei seduta stante) e il 90% dei personaggi secondari, a maggior ragione inclusi gli antagonisti
- Meccaniche di gioco: il classico e abbastanza semplice sistema "inventory-based" ma efficace al tempo stesso, come sempre

DISLIKES
- Alcune piccole lacune nella trama
- Basso livello di sfida
- Prima o poi finisce



Commento personale e valutazione

Come tante avventure grafiche The Longest Journey non è esente da difetti, ma dopotutto nessuna opera è perfetta sotto ogni punto di vista e di sicuro una sola parola potrà uscire dalla vostra bocca una volta completato, ed è: capolavoro.
Quello che bisogna capire e comprendere è che, come analogamente successo con altre avventure grafiche, TLJ non vuole presentarsi come una sfida (anche perché la difficoltà intrinseca non è il massimo) ma anzi, il suo intento è uno e uno soltanto, quello di raccontare una storia; e in questo bisogna ammettere che ci riesce egregiamente, con un coinvolgimento che raramente si è visto nelle AG di quel tempo, e tanto più in quelle contemporanee.

Lo ammetto, ho amato alla follia questa avventura grafica, parte per l'originalità della trama, parte per i personaggi e i relativi doppiatori che donano una vera e propria anima ad ognuno, in parte per i profondi e mai banali dialoghi e per la stupenda colonna sonora; ma soprattutto per un motivo specifico: The Longest Journey rappresenta uno dei pochi, veri ed ultimi baluardi del genere prima, purtroppo, dell'inevitabile declino. Ora capirete se vi dico che io soprattutto, che ho sempre ritenuto le avventure grafiche I videogiochi per eccellenza, non posso che esserne rimasto assuefatto. Se dovessi stilare una top-ten dei titoli più belli che abbia mai giocato, avventure grafiche e non, probabilmente questo si contenderebbe il primo posto con Grim Fandango. Inoltre penso proprio che, se riuscirò in qualche modo ad entrare nel cosiddetto game-dev, sarà quella la mia strada, nonché il mio obiettivo.


Se tu, videogiocatore, deciderai di imbatterti in questa avventura (e te lo consiglio, anche se non sei un amante del genere...e se è così pentiti!) è proprio il caso di dire che, se farai ritorno, non sarai più lo stesso.
Allacciati la cintura perché...


..."stai per fare il primo passo nel viaggio più lungo della tua vita."


Per quanto riguarda il mio invece...è soltanto appena iniziato.
9.5 /10

Commenti

  1. Ecco...questa è una macchia nera nel mio curriculum da videogiocatore, e da amante delle avventure grafiche...purtroppo non sono mai riuscito a giocarla, l'avevo solo iniziata, ma roba di mezz'ora. Questa meriterebbe l'impegno di cui necessita...

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    1. E' un peccato che non ci hai mai giocato interamente, merita davvero credimi :)

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    2. Senti...ma tu l'hai preso su GOG o su Steam? Or ora è in sconto su GOG nella bella versione tutta in inglese, e compatibile con i moderni OS (la versione che ho io era un allegato di GMC di anni fa presumibilmente non compatibile con Win7). Che dici, lo prendo lì? :D

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    3. A dire il vero da nessuno dei due :D
      L'ho preso sul negozio online della FunCom perché tempo fa c'era una offerta e la possibilità di mettere i sottotitoli in italiano (poi da me piallati perché la traduzione era ORRIBILE)

      Fossi in te tra i due sceglierei proprio gog anche per i contenuti in più (tra cui probabilmente la colonna sonora). Se poi è pure scontato allora non ci sono più dubbi :D

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    4. Preso su GOG e passa la paura!

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